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E' la figlia di una cantante lirica, un'ex ginnasta, una bella donna, la mamma di Francesco, un'artista nell'anima e nella vita, una istruttrice di fitness e finalmente una persona che fa dei dolci squisiti per il ristorante lucchese in cui anche lavora. Non le piace essere chiamata "pasticciera" e, alla domanda cosa fa nella vita, preferisce rispondere: "faccio i dolci" :-).

Ci siamo conosciuti 4 anni fa. Silvia lavorava da Da Manzo, un bel ristorante lucchese. A noi piaceva andarci a pranzare in un'atmosfera particolare. Di quel ristorante ormai ci sono rimasti solo dei bei ricordi e qualche fotografia. Dopo la sua chiusura non ci siamo piu' visti.

Una sera, qualche mese fa, abbiamo incontrato per caso Silvia in una delle vie della citta'. Siamo stati felici di ritrovarci. In questi due anni lei si e' sposata ed e' anche diventata la mamma di un piccolo e simpaticissimo monello e ha ripreso a lavorare in un nuovo ristorante aperto da poco a Lucca. Il Da Manzo e' rimasto nella storia e questa volta i suoi proprietari hanno realizzato un altro progetto che non e' meno particolare e straodinario. Allora, dopo qualche settimana, sapevo gia' a chi avrei fatto la prossima intervista.

Silvia Lazzarini e' una di quelle persone che incontriamo ogni giorno per le vie delle citta'. Forse non sono conosciute in tutto il mondo, non sono famose, e non sono seguite come le dive del cinema, ma molte tra loro non sono meno interessanti. Essere artista non e' solo una professione ma e' anche uno stato d'animo e un modo di vivere cercando di creare bellezza ogni giorno.

Cosi', anche questa volta vi presento un'artista. Lei non canta, non balla, non recita e non suona nessuno strumento musicale e neanche dirige (almeno per quel che ne so io, ma non si sa mai ;-) ), ma crea dolci. Ecco perche' la chiamo artista. Perche' secondo me, ogni persona creativa e' un po' artista.

Una mattina ci siamo incontrate nella cucina del St. Bartholomeo, il nuovo ristorante. Ci sono venuta non solo per parlare con lei ma anche per partecipare al processo della "nascita" dei dolci e vederlo con i miei occhi.

Marina: La tua mamma e' una musicista, ex cantante lirica. Tu invece da piccola facevi lo sport professionale e non hai scelto la musica come sarebbe stato logico.

Silvia: La mia predisposizione era piu' sportiva, ma in realta' ho iniziato con la musica, studiando il pianoforte. Pero' avevo sempre piu' voglia di muovermi e per questo motivo ho cominciato a fare ginnastica artistica, ed e' stata quella che a 15 anni mi ha portato a far parte della Nazionale.

Quando sei piccola fai tante cose senza capire se quel che fai ti piace o non ti piace.

La mia storia e' iniziata cosi'. Un insegnante di ginnastica e' venuto alla mia scuola perche' stava promuovendo questa attivita'. Mi vide e mi chiese: "Perche' non vieni a fare ginnastica artistica?" Ed io da brava bambina gli risposi: "Chiedo oggi alla mamma e al papa'" (sorride). Da quel giorno ho sempre fatto sport.

Ma i dolci sono stati sempre la mia passione, che poi e' diventata anche lavoro. In Italia insegnare in palestra non ti permette di guadagnare bene: o fai tantissime ore di lezione oppure non riesci a vivere con lo stipendio che ti danno.

Marina: E invece con la musica com'e' andata?

Silvia: Io ho orecchio, cosi' dice la mia mamma. Forse a lei e' dispiaciuto un pochino che non abbia continuato con la musica ma la ginnastica occupava tutto il mio tempo e lei capiva che era veramente la mia strada. Ma mio fratello lavora nel campo della musica :-), quindi almeno lui ha preso la strada musicale :-)

Avendo una musicista a casa, se non hai una passione forte forte per la musica, ti basta la mamma :-)

Una cosa che ricordo tantissimo della musica e' quando da piccola lei mi portava alle cerimonie. Lei e' diplomata in pianoforte e in canto lirico pero' ha fatto anche l'organista e ha suonato tanto al Duomo di Lucca. Ha
fatto tanti matrimoni: cantava e suonava l'organo.

Anni fa nelle chiese tutti gli organi funzionavano perfettamente e quando c'erano i matrimoni spesso chiamavano lei, e io l'accompagnavo. Ricordo che, d'estate, mentre andavamo a una cerimonia, lei chiudeva tutti i finestrini della nostra Fiat 500 perche' doveva fare i gorgheggi per riscaldare la voce. Cosi' arrivavamo cantando. Nelle chiese gli organi spesso erano sopra la porta d'ingresso quindi lei non vedeva l'arrivo della sposa. Pero' gli organisti avevano uno specchio per vedere l'altare. Allora io stavo giu' e mi mettevo di fronte allo specchio e quando arrivava la sposa le facevo un segno e la mamma cominciava con la marcia nuziale. Quindi, vedi, ho sempre vissuto la musica.

Marina: Ti pare strano non aver deciso di fare la musicista? :-)

Silvia: No, il mio destino e' stato lo sport.

Marina: Ma l'hai capito da piccola?

Silvia: Da piccola lo capisci male: lo fai e basta. Poi tutti ti cominciano a dire: "Si', sei brava. Devi continuare".

Ho fatto sport per 12 anni. La ginnastica e' molto dura. A 6 anni per me era normale andare in palestra dopo pranzo per 3-4 ore. Quando tornavo a casa facevo i compiti. E cosi' tutti i giorni per tanti anni. Ma questo crea molta disciplina, ti forma, e forse proprio lo sport mi ha aiutato nella vita. Niente succede per caso. Tutte le scelte successive fatte nella mia vita probabilmente sono dovute anche alla ginnastica. Lo sport mi ha lasciato il carattere.

Purtroppo a 15 anni, qualche settimana prima dei mondiali, ho avuto un grosso infortunio al collo e non ho potuto partecipare. Pero' sai... non mi spiace per niente. La mia vita in palestra e' stata lunga. Io credo molto nel destino, pero' tocca a te aiutarlo. Non e' che le cose caschino dal cielo. Ci vuole un po' di fatica.

Marina: Credo tu sia un caso molto raro :-) Una pasticciera che fa l'istruttrice di fitness ;-) Riesci ad unire due professioni complettamente diverse.

Silvia: Ma mi divido sempre tra lo sport e i dolci. Tutti in palestra mi chiedono: "Ma tu, come lavoro, cosa fai?" Ed io rispondo: "Faccio la pasticciera." E loro: "Ma noooo!! Come la pasticciera"?

E poi, sai... non mi piace neanche dire "la pasticciera". Faccio i dolci. Non vado in laboratorio alle 4 di mattina per fare i cornetti per la colazione o preparare torte e panini, come fanno i pasticcieri. A me piace dire semplicemente che faccio dolci. Cioe', per ora al primo posto dico che faccio proprio questo, anche perche' ogni mia giornata comincia proprio con questa attivita' e poi di pomeriggio vado a palestra per insegnare fitness (sorride). Diciamo che questo lavoro mi da' un po' di sicurezza perche' lo puoi fare fino a ottant'anni se la salute ti accompagna. Invece il fitness no :-)

Marina: Allora tu sai da sempre cosa volevi fare nella vita?

Silvia: Guarda... tu sai che ho studiato anche architettura all'universita'. Non so come me l'ho scelta. Sapevo disegnare bene e mi piaceva, pero' non e' mai stata la mia passione. Secondo me a 18 anni non sei in grado di decidere. Diciamo che poche sanno cosa vogliono fare nella vita. Essendo stata nella Nazionale di ginnastica avevo gia' i titoli che mi permettevano di insegnare, quindi non avevo bisogno di fare l'universita' sportiva. Allora ho scelto architettura perche' anche la professoressa di disegno al liceo mi aveva detto che era una buona facolta' per me. E l'ho fatta fino a tre esami dalla laurea.

Mi dispiace non aver avuto la possibilita' di terminare i miei studi perche' e' brutto non completare un percorso. Pero' a un certo punto ho dovuto fare una scelta. Dovevo smettere di guadagnare per poter finire gli studi e in quel periodo non me lo potevo permettere per vari motivi. Mi dispiace, ma in ogni modo mi rimane la cultura che questa facolta' mi ha dato.

Posso dire che sono una persona fortunata perche' tutte e due le passioni della mia vita sono diventate anche il mio lavoro: sia i dolci sia lo sport.

Marina: Ma con i dolci come hai inziato?

Silvia: A casa ero sempre a sperimentare, fin da bambina. Mi piaceva fare tante prove diverse con i dolci cercando la ricetta migliore. La prima cosa che ho provato a fare e' stata il pane, difficilissimo :-). Ero ancora piccola e forse non arrivavo neanche al tavolo (ride). Era sempre cosi': nel gruppo di amici facevamo le cene ed ero io che facevo i dolci. Sperimentavo sempre.

Poi, per due anni, li ho fatti per uno stabilimento balneare a Viareggio. Piu' tardi, un amico ha aperto un ristorante e mi ha invitato a fare dei dolci. Ho provato. Poteva anche non funzionare, ma e' andata bene.

Marina: Ora, a casa fai i dolci?

Silvia: No, se li fai tutti i giorni dalle 8 alle 14 poi a casa non hai tanta voglia di rifarli (sorride). Certo per qualche festa magari preparo una torta. Prima ne facevo tanti: sperimentavo, cercavo le ricette migliori.

Marina: Dove trovi le ricette?

Silvia: Le cerco su Internet. Spesso le modifico un po' perche' avendo esperienza capisco subito se una ricetta andra' bene o no. Poi mi piace sperimentare. L'unica ricetta che non modifico mai e' quella per il mio cheesecake.

Marina: Come scegli le recette dei dolci per il ristorante?

Silvia: Di solito devi seguire la linea del ristorante. Se e' tradizionale, scegli dei dolci piu' tradizionali. Per me c'e' un dolce che faccio sempre, che mi personalizza e che piace ai clienti. E' un cheesecake: lo facevo al Da Manzo e lo faccio anche qui, al St. Bartholomeo. (Marina: ammetto, e non non solo io, che quella di Silvia e' una delle versioni migliori di questo dolce)

Marina: Il cheesecake piace ai clienti e per questo motivo lo porti con te in ogni posto in cui lavori. Invece se potessi scegliere secondo il tuo gusto, cosa faresti ancora?

Silvia: La torta di mele: la tarte tatin. Ho trovato un modo mio per averla sempre fresca e "comoda" da servire. Per servire certi dolci ci vuole lo chef pasticciere. Io invece per la cena non sono presente al ristorante, quindi ho cercato di trovare una soluzione semplice per i cuochi. Devo lasciare i dolci in maniera che sia piu' semplice possibile comporli nel piatto.

Marina: Al ristorante chi decide quali dolci saranno nel menu?

Silvia: La decisione la prendiamo in collaborazione con gli chef e i proprietari. Ad esempio, il St. Bartholomeo e' un ristorante un po' particolare, quindi cerchiamo di proporre anche dei dessert particolari, come ad esempio la mousse alla ricotta e basilico.

Marina: Nel futuro non hai l'idea di aprire una pasticceria?

Silvia: Sai... non ci ho mai pensato. Ora non e' facile farlo perche' ci vogliono tanti soldi. Sinceramente non ho la possibilita' di investire cosi' tanto, e forse neanche lo voglio fare, ne' occuparmi anche delle faccende amministrative. Facendo solo i dolci mi posso concentrare solo su questo processo, e questo mi piace.

Ed io invece, se non smetto di fare ogni settimana la torta di mele secondo la ricetta di Silvia, la prossima intervista la faro' sempre a Silvia, ma in palestra ;-) Buona lettura a tutti!

Marina Nikolaeva /Lucca, luglio 2014
foto di Marina Nikolaeva

(nelle foto in alto e' il ristorante Da Manzo)

 
 
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