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Miei cari lettori,

Stavolta vorrei presentarvi alcuni bravi giovani artisti. Potete ascoltarli non solo a Lucca e in altre citta' italiane, dove si esibiscono spesso, ma anche nei diversi Paesi del mondo.

Ho ascoltato tutti loro per la prima volta all'Oratorio degli Angeli Custodi di Lucca.

Max Jota e' un tenore brasiliano che da qualche anno abita in Italia, dove ha perfezionato i suoi studi di canto presso la Scuola dell'Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna. Si esibisce nei diversi teatri europei e anche mondiali. Nel mese di maggio 2016 potrete ascoltarlo nella Carmen a Seoul. Max non solo e' un bravo artista ma e' anche un interessantissimo interlocutore e un bravo disegnatore.

Fabio Menchetti e' un pianista italiano che vive negli Stati Uniti dove ha appena conseguito un Master of Arts presso la Greatbatch School of Music - Houghton College, NY. E' stato ammesso al College-Conservatory of Music di Cincinnati, dove da agosto 2016 fara' il dottorato, svolgendo anche attivita' di assistente come insegnante di pianoforte. Ha suonato numerose volte all'oratorio degli angeli custodi e, nonostante adesso viva all'estero, quando torna in Italia non e' difficile ascoltare un suo concerto in questo posto magico.

Aldo Dotto e' un altro pianista lucchese che negli ultimi anni suona spesso anche in Polonia, dove ha da poco terminato gli studi presso la famosa Accademia Szymanowski di Katowice. Nel 2014 e' uscito il suo primo libro "Le Maschere di Karol Szymanowski". Trovo interessantissime le lezioni-concerti che lui fa spesso nelle diverse citta' italiane.

Max Jota (tenore)

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Marina: Sai, con interesse e curiosita', ho letto in una delle tue ultime interviste che hai lasciato un impiego come direttore di banca per iniziare a studiare la musica. Direi che hai avuto un gran coraggio a cambiare completamente la tua vita. Perche' hai preso questa decisione? Com'e' stato il tuo percorso prima di dedicarti completamente all'opera?

Max: Io credo che per ognuno di noi ci sia un disegno, un cammino predestinato nella vita. Un cammino fatto di diverse tappe, diverse esperienze, successi e fallimenti che tutti insieme ti preparano per la tua destinazione finale. Quindi per me passare dal marketing, dal pallacanestro, dalla banca al palcoscenico e’ stata la palestra di esperienze e formazione che serviva per arrivare ad essere un cantante lirico. Ti devo dire anche che in tutto questo percorso, la voce intesa come strumento per cantare, e’ stata ben nascosta ed in attesa silenziosa. Non so se sia giusto parlare di coraggio piuttosto che di assecondare quel disegno. Forse coraggio si, dal punto di vista pratico e operativo cosi’ come tutti i sacrifici fatti ma tendo sempre piu’ a considerare questo coraggio ed i sacrifici come un passo di un divenire gia’ scritto.

Marina: Allora, come hai scoperto per te l'opera? Come e quando hai saputo di avere una voce lirica?

M: Un giorno, un mio insegnante dell'università mi ha invitato a casa sua vedere un dvd con il film di Franco Zeffirelli "La cavalleria rusticana" con Placido Domingo e la grande cantante russa Elena Obraztsova. Ho pianto dal primo all'ultimo accordo. Non avevo mai visto prima in vita mia l'opera. Cosi' all'eta' di 25 anni ho fatto la prima lezione di canto e ho scoperto di avere la voce. Nel 2005 sono entrato in conservatorio. Volevo cantare in coro e studiavo come corista ma ero terribile in coro perche' secondo il direttore avevo troppa voce. E' stato lui ad aiutarmi a studiare da solista.

M: Percepisco sempre con quale passione parli del tuo lavoro, tanto che credo non sia proprio un lavoro ma la parte importante della tua vita. Per te che cosa e' piu' bello e cosa e' piu' difficile nel mestiere di cantante lirico?

M: Sono convinto che per tutti piu’ o meno il mestiere, il lavoro si connaturi con la propria vita in quanto e’ difficile e non appagante affatto fare qualcosa senza passione, impegno e dedizione. E’ una scelta personale puoi bilanciare vita e lavoro. Per me cantare e’ lavoro, nel senso di occupazione, ma, per essere un’artista devi avere una vita dove la forza e la serenita’ interiore siano realizzati. Diversamente non riesci ad elaborare e trasmettere quello che il compositore ha voluto la tua voce esprimesse al di la’ di una semplice articolazione di suoni. Per un artista non e’ sempre facile trovare un equilibrio tra le due cose e questa, forse, e’ la parte piu’ difficile di questo mestiere che richiede una forza di determinazione e di concentrazione enormi per poter esprimere sul palcoscenico l’essenza e l’emozione della musica che sono la cosa piu’ bella e di grande responsabilita’ del mio lavoro.

M: Sei Brasiliano, e in Brasile hai inziato i tuoi studi musicali. Nel 2009 ti sei trasferito in Italia dove ti sei specializzato alla Scuola dell'Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna. Cosa e' stato piu' difficile per te nello studio del canto?

M: Tutto?!! Credo che questo definisca bene e completamente tutta la situazione ma e’ stato grazie alla fiducia, pazienza ed esempio dei miei insegnanti che mi e’ stato possibile superare tutto. Sai credo che nella vita, se si vuole si trova sempre un modo per farcela accantonando le scuse, i dubbi e tutta la zavorra di negativita’ che puo’ diventare un facile rifugio per dirci che in fondo non e’ dipeso da noi!

M: Ora canti in diversi teatri d'Italia e d'Europa. Ti e' mai capitato di partecipare a qualche esibizione operistica anche in Brasile?

M: Io ho debuttato in Brasile quando ancora ero studente di musica ! Al mio primo anno di studio ero gia’ in palcoscenico per apprendere sul campo e misurarmi sia la volonta’ che la capacita’ di farlo. In Brasile ho cantato La Vedova Allegra, Carmen e Rigoletto e poi sono arrivato in Italia per perfezionarmi ed iniziare la mia carriera da professionista.

M: Il Brasile e' un Paese molto musicale, ma l'opera e' popolare oppure c'e' piu' interesse per altri generi di musica?

M: In Brasile c’e’ una grande passione per tutte le espressioni musicali compresa l’opera lirica. Forse diverso e’ solo il rapporto delle persone verso un genere musicale che non essendo di radice locale non puo’ essere sicuramente cosi’ profondo e viscerale come ad esempio in Italia che e’ la patria del belcanto e a cui tutti guardano come fucina di grandi compositori ed interpreti. Poi con la globalizzazione e l’accesso a questo tipo di musica da parte di una platea piu’ vasta anche questo equilibrio si e’ un po’ spostato ritengo comunque piu’ dal punto di vista organizzativo che del "sentire” e “sentirsi”, dell’avere nel sangue questa tradizione.

M: Come potresti continuare queste frasi:

Verdi per me e'......?
Puccini per me e' ......?

M: Verdi per me e’ il sentimento filtrato dalla ragione, le emozioni gestite attraverso il raziocinio su una musica che fa sentire i tumulti di entrambi. I suoi personaggi esprimono la loro passionalita’ in modo complesso.

Puccini per me e' il sentimento puro, la voce del cuore che scavalca la ragione e si trasforma in una sinfonia di dolcezza. Puccini va dritto al sentimento.

M: All'inizio della nostra conversazione parlavi della destinazione finale. Oramai puoi dire che proprio il canto e' la tua destinazione finale?

M: Non so se e' la mia destinazione finale, ma trovo nella lirica la mia forza e la ragione di vita. Se un giorno questo dovesse cambiare, il mio cuore trovera' un'altra destinazione una nuova meta ed io lo assecondero'. Ma, ripeto, la musica e' la mia vita e lei ha scelto me!

Marina Nikolaeva/Lucca-Mosca, marzo 2016
foto di Matthias Stutte e di Valentina Calabrese
www.maxjota.com

Aldo Dotto (pianista)

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Ho ascoltato la prima volta Aldo Dotto all'Oratorio degli Angeli Custodi di Lucca, poi ho avuto diverse occasioni di assistere ai concerti di questo giovane pianista lucchese. Uno dei suoi doni e' un vero e proprio talento nel trasformare le sue esibizioni in specie di lezioni musicali. E' bravo non solo a eseguire i vari brani ma anche raccontarli e spiegarli al pubblico. Secondo me e' un bel modo per conoscere e capire meglio la musica classica.

Marina: Come ascoltatrice a me piace tantissimo questa particolarita' dei tuoi concerti. Quando e perche' ti e' venuto in mente di fare tali concerti-lezioni. Fai con lo stesso interesse sia i recital sia le lezioni musicali?

Aldo: Innanzitutto vorrei specificare che sono convinto che la musica sia una forma d'arte completamente autosufficiente e che non abbia bisogno di particolari spiegazioni per essere 'capita'. E' anche vero però che, per apprezzarla pienamente, l'ascoltatore debba avere l'orecchio e la mente 'allenati' e preparati. I musicisti infatti quando si accingono a studiare un nuovo brano musicale si informano (o almeno 'si dovrebbero informare') sulla vita e sullo stile del compositore, facendo anche un'analisi formale della composizione per individuarne la struttura e i materiali tematici. Tutte queste informazioni ovviamente li aiutano ad assimilare meglio la musica che devono eseguire e li prepara all'ascolto di altre composizioni affini. Mi sono accorto che il pubblico spesso ha piacere di ricevere non solo il frutto finale del lavoro del musicista, che consiste nell'esecuzione del brano, ma anche di attingere ad una parte di quelle ricerche fatte in precedenza dall'esecutore. Per questo motivo, quando c'è la possibilità, condivido volentieri con il pubblico qualche aneddoto sulla vita del compositore e qualche spunto di guida all'ascolto che possa aiutare ad ascoltare le
musiche in maniera più consapevole. Sono molto contento quando vedo che il pubblico grazie a questi suggerimenti coglie magari degli aspetti nuovi ed interessanti delle musiche ma dal mio punto di vista, a seconda del contesto, mi cimento con il medesimo interesse sia nelle cosiddette lezioni-concerto che nei recital.

M: Ti sei diplomato con il massimo dei voti presso il conservatorio L. Boccherini di Lucca. Poco fa hai anche terminato il Master universitario in pianoforte presso la prestigiosa Accademia Szymanowski di Katowice. Nel 2014 e' uscito il tuo primo libro "Le Maschere di Karol Szymanowski". Com'e' nata l'idea di scriverlo, e perche' proprio Szymanowski?

A: L'idea di scrivere un libro nasce proprio dal desiderio di approfondire lo studio e l'analisi di un dato compositore e del suo stile e di poter condividere questo lavoro con il pubblico, specialmente quello formato dai non musicisti. Nel corso delle lezioni- concerto di cui abbiamo parlato prima non ho ovviamente il tempo di entrare veramente nel dettaglio e per questo ho avuto l'idea di
proporre agli appassionati un libro dove poter approfondire gli argomenti. Le mie ricerche su Szymanowski sono iniziate quattro anni fa in maniera spontanea. Quando arrivai a Katowice per perfezionarmi all'Accademia di musica, ascoltai, durante il concerto di apertura dell'anno accademico, la Sinfonia Concertante di Szymanowski, un compositore di cui conoscevo solo il nome ma che mi piacque subito molto. Il giorno dopo la mia insegnante Anna Gòrecka, la stessa che la sera prima aveva eseguito la Sinfonia Concertante, mi suggerì di studiare 'le 'Masques' op.34 di Szymanowski e accettai la sfida. Così nacque la mia passione per questo compositore così multiforme e suggestivo.

M: Del tuo libro parleremo ancora sulle pagine di questo sito. Hai studiato e vissuto 3 anni in Polonia. Cosa ti ha dato questa esperienza?

A: Mi ha dato moltissimo. Ho avuto modo di lavorare nel dettaglio con gli insegnanti e cogliere molti degli aspetti che sono alla base della scuola pianistica polacca, che ha generato e genera ottimi pianisti e musicisti. Ho conosciuto molti musicisti che dedicano veramente la loro vita interamente alla musica e all'insegnamento con grande professionalità e rispetto e ho condiviso gli studi con tanti amici con cui ho instaurato legami profondi di amicizia. Ho apprezzato l'umiltà e la unità che contraddistingue il popolo polacco e dopo tre anni posso dire di avere anche imparato un po' la loro lingua. Insomma, dopo queste esperienze ormai una piccola parte di me è anche un po' polacca!

Marina Nikolaeva/Lucca-Mosca, marzo 2016
www.aldodotto.it

Fabio Menchetti (pianista)

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Fabio Menchetti e' un pianista italiano che da qualche anno abita in America dove in questi mesi sta per terminare i suoi studi presso la Greatbatch School of Music – Houghton College, NY. E' di Lucca e c'e' sempre la possibilita' di ascoltarlo nella sua citta' natale. Ora forse meno, perche' passa in America la maggior parte del suo tempo. Il 3 giugno 2016 pero' il suo recital sara' anche a Lucca. In duo col violinista Ruggero Marchesi per Sheva Collection ha registrato un compact disc con musiche di autori italiani del Novecento e un disco con musiche per pianoforte del compositore inglese Peter Seabourne.

Marina: Cosa ti piace di piu' del tuo mestiere di pianista e cosa non ti piace?

Fabio: Svolgere l’attività di pianista è un’esperienza bellissima. Prima di tutto, nel caso di un pianista classico (che dunque interpreta musica già scritta), c’è il privilegio di poter entrare in contatto diretto con brani musicali di grandi compositori, un contatto continuo e reale con la bellezza in una delle sue più alte forme di espressione. Il pianista, così come ogni altro strumentista, cerca di dare un senso alle note scritte sul pentagramma, di far trasmettere loro un’emozione, un pensiero. Tutto questo avviene non soltanto investigando la partitura e le intenzioni del compositore, ma soprattutto modellando un elemento tanto affascinante quanto invisibile: il suono. Suono che diventa materia viva, elemento strutturale e sorgente delle nostre emozioni. Affrontando autori quali Chopin, Beethoven, Brahms ed altri ancora, ci si accorge di quanta profondità, quante emozioni, quanto stupore si possa trovare nelle loro pagine, quanto esse siano capaci di dirci qualcosa di straordinario. Nell’eseguire queste musiche, ci si trova davanti al mistero della creazione, facendo rivivere, in una dimensione caduca come quella del tempo, una sensazione di infinito, di eternità, che è propria delle opere d’arte.
Ovviamente si tratta di una ricerca continua, che richiede tempo, pazienza, disciplina ma, prima di tutto, grande passione. Il lato tecnico può diventare il meno entusiasmante, poiché mette a dura prova la forza di volontà. Spesso ci si trova a ripetere uno stesso passaggio infinite volte, anche per più mesi, cercando di rifinire un’idea musicale o, più semplicemente e in maniera molto più frustrante, di risolvere un problema tecnico. In questo caso la nostra disciplina non è molto diversa da quella di uno sportivo che si allena ore e ore quotidianamente al fine di rendere il più efficace possibile e emozionante la sua performance. Dietro ogni gesto e ogni suono ci stanno ore di lavoro faticoso, in cui ci si prende cura, con fare quasi scientifico e che ben poco ha a che fare con l’aspetto emotivo-passionale, di ogni minimo dettaglio. È sicuramente il lato più difficile di questo mestiere, e sebbene la disciplina e il lavorare scrupolosamente siano un requisito indispensabile, il risultato finale non è detto che sia sempre soddisfacente, trattandosi appunto di una performance dal vivo. Se la nostra prestazione ci soddisfa allora quel momento diventa impagabile, ma se essa non ci soddisfa la frustrazione può avere il sopravvento. In ogni caso, sappiamo che il giorno dopo dobbiamo tornare umilmente a lavorare sul nostro strumento.

Marina: Hai fatto l’Istituto Musicale “L. Boccherini” di Lucca, hai studiato presso l’Accademia Musicale di Firenze e la Scuola di Musica di Sesto Fiorentino, sei diplomato in musica da camera presso l’Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola e sei anche laureato in Cinema, Musica e Teatro all’Università di Pisa. Poi hai proseguito il perfezionamento pianistico presso l’Accademia di Musica di Pinerolo, studiando con Enrico Stellini, Andrea Lucchesini e Pietro De Maria e hai seguito masterclasses tenute da prestigiosi docenti come Bruno Canino, Paul Badura-Skoda, Boris Bloch, Jeffrey Swann e Joaquin Achucarro. E non ho ancora alencato tutto. Nel maggio 2016 conseguirai il Master of Arts presso la Greatbatch School of Music – Houghton College, NY.

Sono proprio tanti anni di studio, ed anche con i bravissimi musicisti. Che ne pensi: un pianista studia tutta la vita? E' un processo infinito? Secondo te, un giorno potrai dire: "Ora finalmente ne so abbastanza!"?

Fabio: Un pianista studia tutta la vita, poiché si può sempre più affinare la conoscenza. Il bello di questo lavoro e di questo studio è che esso non riguarda esclusivamente le note, o quanto scritto in partitura, ma può essere condotto anche su di un altro livello, di tipo più prettamente comunicativo. Un musicista non studia solamente come eseguire correttamente un passaggio, ma si interroga anche su come rendere quel determinato passaggio più efficace da un punto di vista della comunicazione. A volte un gesto, un’attesa prima di una frase musicale, un tipo diverso di suono, aiutano a trasmettere meglio l’idea che l’interprete vuole suggerire; un passaggio tecnicamente ben eseguito ha sempre comunque bisogno di essere contestualizzato, per avere efficacia espressiva. Questo aspetto implica una ricerca ed uno studio continuo, proprio perché, anche se si esegue lo stesso brano per la centesima volta, non solo scopriamo sempre qualcosa di nuovo, ma ciò che vogliamo mettere in risalto varia a seconda della nostra visione, del nostro stato d’animo, del periodo in cui ci rapportiamo con l’opera. Questa costante ricerca, anche su brani che abbiamo già eseguito in pubblico e di cui abbiamo una ottima padronanza, è un po’ come incontrare e frequentare un amico di lungo corso: se pensi di conoscere quella persona perfettamente l’incontro sarà noioso, non ci sarà spazio per essere sorpresi, per entusiasmarsi, mentre se pensi che conosci bene quella persona ma che essa non finirà mai di stupirti, che avrà sempre qualcosa di interessante da dire, allora la conoscenza di questa persona sarà continua e infinita, e assumerà il fascino di una sempre nuova scoperta.
Nel momento in cui l’interprete dice “conosco questo pezzo alla perfezione” sarà il primo ad annoiarsi e ad annoiare il pubblico.

Marina: Qualche anno fa, a Lucca, insieme al tuo grande amico Marco Brinzi, giovane e bravissimo attore di teatro e di cinema, avete fatto un concerto per voce recitante e accompagnamento musicale delle musiche di Listz. E' una coincidenza che tutti e due avete scelto la strada artistica? Tu sapevi fin da bambino cosa volevi fare nella vita?

Fabio: Sicuramente è stata una coincidenza. Quando ci siamo conosciuti, alle scuole superiori, lui studiava teatro ed io frequentavo il conservatorio. Entrambi avevamo una passione sconfinata per quello che facevamo, ma non penso che la nostra amicizia si possa ridurre a questo punto in comune, né credo che questa comunanza di interessi sia stato un fattore determinante. Conosco molte persone che lavorano in campo artistico ma con le quali non ho stretto niente più che un rapporto di conoscenza. Tra me e Marco è invece scattata sin da subito una profonda amicizia in anni fondamentali della nostra vita, in cui le nostre personalità iniziavano a prendere forma. Ci siamo ritrovati gli unici due maschi in una classe formata da sole ragazze, in una scuola che contava circa duecento studentesse e una decina scarsa di studenti. Era una sorta di prova di sopravvivenza, e ne è uscito fuori qualcosa di molto più grande. Nonostante ci siamo diplomati nel 2001, in questi quindici anni non credo sia passata più di una settimana in cui non ci siamo sentiti.
Come molti bambini non avevo una idea precisa di cosa avessi voluto fare “da grande.” La passione per la musica è stata una presenza costante nella mia vita, ma non posso certo dire di aver deciso di fare il musicista da subito. Per me è stata una scoperta che avvenuta lentamente nel corso del tempo, senza alcun momento rivelatore. Quando ho iniziato a frequentare il conservatorio in realtà non ero assolutamente consapevole di ciò a cui sarei andato incontro, ma quegli anni sono stati fondamentali per scoprire quanto affascinante fosse il mondo musicale. Da quel momento la passione è andata ogni giorno crescendo, accompagnata sia da momenti entusiasmanti che difficili, e così facendo, maturando scelte sempre più consapevoli, mi sono ritrovato in questo meraviglioso percorso.

in video: Peter Seabourne, "Canto i miei Sogni: barcarolla (Steps 4)"

Marina Nikolaeva/Lucca-Mosca, marzo 2016

 
 
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