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"La musica è bellissima, e la bellezza fa bene"

Federico Nicoletta

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Miei cari lettori, vorrei sottoporre alla vostra attenzione un'intervista al giovane pianista italiano Federico Nicoletta (Curriculum Vitae). Nel suo lavoro è serio, professionale e ben organizzato, nella vita di ogni giorno è una persona solare, sorridente, simpatica e aperta. In generale è una persona molto intelligente e semplice, e un ottimo comunicatore.

Questa volta preferisco non fare una presentazione ufficiale. Saprete tutto dopo aver letto la conversazione con Federico. Vorrei aggiungere solo qualche parola. Quando preparavo questa intervista non riuscivo a smettere di pensare alla famiglia Nicoletta, ai genitori che hanno dato tanto ai loro figli, superando molte difficoltà e ostacoli. Ogni volta che riascoltavo quello che Federico mi ha raccontato pensavo a quanto sia stato fortunato ad essere cresciuto in un'atmosfera di grande cultura che è la base non solo di ogni persona ma anche di ogni popolo.
Questo non può non stupire.

Molti anni fa il grande scrittore russo Fedor Dostoevskij ha affermato che "la bellezza salva il mondo". Ma aveva ragione anche Federico quando ha detto che "la bellezza fa bene".

Leggete Dostoevskij e andate ad ascoltare Federico Nicoletta, perché il bello fa bene e lui sa regalarlo al suo pubblico!

Marina: Il concerto "Viva Verdi!", del 5 maggio a Lucca, ha avuto un grande successo. All'oratorio non è rimasto nessun posto libero e la gente continuava ad arrivare ancora dopo l'inizio dell'concerto. Tu e Simone avete regalato al pubblico una marea di emozioni. Sei soddisfatto? Il concerto è andato bene, siete riusciti a farlo al massimo?

Federico: Sì, è andato bene. Il pubblico è stato veramente caloroso. Il programma proposto in quel concerto ci piace molto, l'abbiamo suonato spesso ed evidentemente piace al pubblico anche perché è composto dalle melodie più celebri di Verdi. Poi questa volta abbiamo aggiunto anche una voce. La soluzione con un cantante (un tenore) era una novità anche per noi, però ha funzionato bene.

Marina: Avevate già suonato questo programma?

Federico: In effetti avevamo già presentato dei programmi tutti italiani. Nel 2011 per il 150 anniversario dell'Unità d'Italia abbiamo suonato non solo delle musiche verdiane ma anche la Sonata di Rota e dei parafrasi su temi d’opera di altri autori italiani dell’800. Io ad esempio avevo scelto "Venezia e Napoli" di F.Liszt che descrive l’Italia attraverso dei temi popolari. Poi nel 2013 per le celebrazioni dell'anno verdiano ci hanno chiesto di fare un concerto a Parma, al Teatro Regio. Lì abbiamo inserito molte trascrizioni e parafrasi di Verdi. Mi hanno chiesto per l’occasione di mettere in programma anche "Rigoletto", il brano parafrasato da F. Liszt, che io non avevo mai suonato e che è stato bellissimo da studiare. Gli ultimi ad essere inseriti in questo tipo di programma sono stati i preludi da Macbeth, I due Foscari e Il Corsaro e la Sinfonia di Forza del Destino, che abbiamo eseguito qui a Lucca.

La scelta di queste trascrizioni di preludi e sinfonie di Verdi per clarinetto e pianoforte ha origine dal fatto che a settembre del 2012 ho effettuato una videoregistrazione dedicata a Verdi con due straordinari musicisti, Corrado Giuffredi, che è primo clarinetto nell'Orchestra della Svizzera Italiana, e Enrico Fagone, primo contrabbasso nella stessa orchestra. È andata in onda su LA1, la TV Svizzera ed è stata girata a Busseto a casa Barezzi e al Teatro della città. È stata per me un’esperienza interessantissima proprio per l’eccezionalità dei musicisti e anche per la professionalità di coloro che curavano la scenografia, il trucco e le riprese: sono stati veramente bravissimi.

Grazie a Giuffredi, in quell’occasione abbiamo ampliato un po’ il repertorio del clarinetto. Infatti le sinfonie e i preludi sono originariamente scritti per orchestra e hanno delle particolari atmosfere timbriche: ora, però, con le trascrizioni per clarinetto e pianoforte molto ben realizzate da Michele Mangani, è possibile “scoprire” elementi nuovi e quasi nascosti di questa musica, che in una riduzione cameristica vengono fuori quasi naturalmente.

Marina: Nella vostra famiglia ci sono 3 figli. Tu e Simone siete musicisti.

Federico: In effetti siamo tutti e tre musicisti: mia sorella Ivana suona il violino nell'orchestra del Teatro Regio di Torino.

Marina: Ma che meraviglia! I tuoi genitori sono musicisti?

Federico: Mio padre è trombettista. Insegna musica alle scuole medie. Invece mia madre insegna alle scuole elementari.

Quando mio padre era piccolo, al suo paese c'era una banda musicale. Ha cominciato a suonare lì, come fanno molte persone dalle nostre parti. Poi, pian piano, si è appassionato e ha deciso di studiare in maniera più sistematica. Era già grande quando ha preso questa decisione. E poi, ad un certo punto, ha vinto il concorso per insegnare a scuola e così la musica ha cominciato a essere proprio la cosa fondamentale del suo lavoro.

Marina: Ma com'è successo che tutti e tre figli hanno scelto la strada musicale?

Federico: Merito di mio padre che, pur essendo trombettista, non ci ha insegnato la tromba, ma ha preferito farci cominciare col pianoforte, sia perché tra tutti gli strumenti è quello più “immediato” (appena lo tocchi esce il suono) e quindi da questo punto di vista più facile da avvicinare per un bambino, sia perché, allo stesso tempo, è uno strumento molto formativo, che richiede una maggiore capacità di lettura (infatti la musica è scritta su due pentagrammi) e che dà al musicista una visione più ampia. Infatti i miei fratelli sono stati molto avvantaggiati dall'aver studiato, anche se per poco tempo, il pianoforte.

In seguito io sono andato da un insegnante al mio paese; poco dopo mio padre, dopo essersi consultato con i suoi amici musicisti, ha deciso di portarmi a Napoli da uno degli insegnanti migliori che gli avevano consigliato. Così ho cominciato a studiare un po' più seriamente: avevo 8 anni, avevo già diversi brani in repertorio, però non avevo un’impostazione tecnica definita, e molto era lasciato al caso. La figlia del mio maestro era una violinista molto brava e così, un giorno, la moglie del maestro disse:" Perché la sorella non studia il violino?" Così mia sorella cominciò a studiare il violino. Questa signora aveva proposto a mio fratello di studiare il violoncello, ma a lui non interessava: voleva studiare il clarinetto. Quindi quello che ha davvero scelto il proprio strumento è stato mio fratello.

E poi, non abbiamo scoperto subito di voler fare questo nella vita. Anzi, in realtà , è stata una scelta che io ho fatto abbastanza tardi. Ho sempre studiato molto seriamente, però quando ho terminato il liceo ero indeciso se continuare con l'Università oppure con la musica. Mi affascinavano entrambe le strade. Mi sarebbe piaciuto studiare chimica, o fisica, ed è stata davvero una scelta difficile perché mi interessavano moltissimo queste materie scientifiche. Ad un certo punto mi son detto: "Dai, ora provo per un paio d'anni a studiare musica e per capire se porta qualcosa di buono nella mia vita. Altrimenti lascio e faccio l'Università". Poi qualcosa ha cominciato a funzionare e alla fine ho deciso di continuare.

Sono stato il primo a scegliere questa strada.

E quando ho scelto mio padre era perplesso e mi ha chiesto più volte se io fossi assolutamente convinto di questa scelta, lasciandomi comunque libero poi di prendere la mia decisione, e approvandola quindi con piacere.

Alla fine potrei dire, molto semplicemente, che abbiamo cominciato a suonare perché la musica è bellissima, e la bellezza fa bene.

Marina: Non hai mai avuto l'idea di cambiare il pianoforte con un altro strumento?

Federico: Sì, spesso, perché il pianoforte ha tantissime qualità ma anche dei difetti: per esempio rispetto alla voce oppure a uno strumento ad arco o a fiato, il suono una volta emesso non può essere modificato in maniera significativa; si può influire un po’ col pedale di risonanza, però non è possibile prendere una nota e fare un crescendo o variare il vibrato. E questo è un limite significativo. Inoltre, è comunque uno strumento a percussione, nonostante cerchiamo di limitare questa percussione al minimo.

Marina: Quando hai cominciato a suonare il pianoforte, avevi la passione per la musica?

Federico: Era una passione come quella che può avere un bambino per un gioco. All'inizio credo sia stata una scelta dettata da mio padre; abbastanza presto, però, ha cominciato a piacermi suonare il pianoforte, e ho potuto trovare in questa attività qualcosa di particolare che in altre cose non c'era. Quindi era un tempo che spendevo volentieri.

Inoltre, nella nostra famiglia gli studi di musica andavano di pari passo con la curiosità culturale in generale, soprattutto verso la letteratura; infatti io ho sempre letto moltissimo. Non saprei dire il perché della mia passione musicale. Devo dire che senz’altro è stato merito dei nostri genitori di comunicarci e trasmetterci l’importanza dell’educazione musicale per tutto il resto della formazione di una persona.

Il nostro paesino si trova in provincia di Salerno e ci abitano meno di 2000 abitanti: non ci sono molte attività culturali di rilievo, quindi principalmente la nostra cultura musicale, come capita spesso oggi, l'abbiamo avuta attraverso i dischi e le videocassette.

Marina: Dove hai studiato e perché vi siete trasferiti a Parma?

Federico: Ho cominciato a studiare con mio padre.

Poi, come ho detto, abbiamo studiato a Napoli fino al nostro diploma. In seguito ho studiato e poi ho lavorato a Spoleto, e contemporaneamente tutti e tre abbiamo frequentato i corsi di perfezionamento della Scuola di Musica di Fiesole. Quindi, era un viaggio abbastanza lungo, per noi che non vivevamo nemmeno a Salerno, ma in provincia. Dovevamo fare un’ora e mezzo di macchina più sei ore di treno per arrivare a Firenze. Facevamo questo un paio di volte al mese, ma era comunque un bel viaggetto.

Poi ho studiato e lavorato a Milano. Intanto mia madre quasi per caso era entrata di ruolo a Parma, insegnando alle scuole elementari; in quel periodo mio fratello aveva già cominciato a studiare a Modena con Corrado Giuffredi e mia sorella a lavorare in Toscana. Dunque, eravamo tutti e tre tra la Toscana e l’Emilia Romagna, in un ambiente culturalmente vivo e con buone prospettive lavorative. Mio padre, considerando tutto ciò, e capendo che noi saremmo ritornati giù di rado, ha scelto di trasferirsi a Parma: anche ora non ci ritroviamo tutti molto spesso, ma riusciamo sicuramente a vederci molto di più che se fossimo rimasti al Sud.
Ovviamente i nostri genitori hanno compiuto una scelta molto difficile. Lasciare il proprio habitat naturale, i propri amici, parenti, e il proprio paesaggio dopo quasi 50 anni richiede davvero un grande coraggio.

Marina: I tuoi vicini condividono o accettano con rassegnazione la tua passione per la musica? ;-)

Federico:(ride) Questa è una bella domanda! Dunque, i miei attuali vicini (abbiamo appena cambiato casa) sembrano essere molto tolleranti e tranquilli. I nostri precedenti vicini, invece, dopo un inizio in cui avevano mostrato un minimo di comprensione, hanno in seguito cercato di impedirci di suonare. Per fortuna alla fine siamo giunti a un accordo, con un’insonorizzazione sia delle pareti, sia del pianoforte, con degli orari precisi (qualche volta hanno telefonato insultandoci anche per 5 minuti di musica fuori dall’orario previsto) e con l’impossibilità di suonare la domenica e tutti gli altri giorni festivi. Quindi, esperienza non proprio piacevole!!

Marina: Quante ore al giorno ti eserciti di solito allo strumento?

Federico: Dipende, non è un'imposizione. Ogni giorno mi piace scoprire qualcosa di diverso. È proprio un senso di curiosità, è un viaggio diverso tutti i giorni. E allora, a chi non piace viaggiare? È una cosa che faccio volentieri e per la quale cerco di trovare il tempo in ogni situazione. Ovvio che non sempre dispongo di tutto il tempo che vorrei, però quando posso vi dedico anche tutto il giorno, anche se è molto difficile restare davvero concentrati più di 5-6 ore.

Inoltre una parte dello studio avviene anche senza stare direttamente allo strumento: in ciò rientra anche il lavoro di lettura e di ascolto. Quindi, alla fine, non è facile dirti quanto studio perché è difficile delimitare precisamente il “tempo di studio”.

Marina: Come lavori per preparare un'opera nuova?

Federico: In teoria, in generale, cerco di conoscere quante più opere possibile dell'autore che ho scelto. Per esempio, se devo studiare Schubert, cerco di ascoltarne le sinfonie e di leggere e ascoltare più Lieder possibile. Poi lavoro proprio sul pezzo e provo ad averne un'idea generale, che poi probabilmente si trasformerà o sarà modificata. Ed è un lavoro preparatorio che richiede qualche ora, insomma non moltissimo. Però è una guida fondamentale per farmi capire la direzione da seguire, dove devo andare, in cosa consiste la struttura. Oppure cerco qualche immagine, una sorta di storia, che rappresenti ciò che sto facendo, per sapere in ogni momento in che punto di quella storia sono. Anch’essa magari sarà stata modificata mille volte quando avrò finito di studiare il pezzo e avrò un'idea più profonda. Però questo lavoro preparatorio mi dà un grande vantaggio mentale. Non studio solo il passaggio ma cerco di capire perché quel passaggio è in quel punto del pezzo. Perché è in quel punto della storia. È molto utile.

Marina: Cosa ti aiuta a capire meglio le musiche dei compositori che devi suonare?

Federico: Mi aiuta molto guardare la pittura del periodo in cui ha vissuto un compositore, della sua regione o della sua nazione, oppure leggere. Leggere anche di musica. Per esempio, per studiare Schubert ho letto prima Goethe e gli altri poeti e scrittori da cui il compositore ha preso i testi dei suoi Lieder. Oppure mi è utile leggere testi di scrittori tedeschi, o austriaci, contemporanei a Schubert per capire il loro modo di sentire la vita. Questa è una cosa interessantissima. Ovviamente anche con la musica italiana faccio la stessa cosa. È vero che Verdi è un compositore italiano però è un compositore dell'Ottocento, non della mia epoca. Quindi capire come lui interpretava Shakespeare, come lo studiava dal punto di vista italiano è un’operazione culturale interessantissima. Ed è bello anche perché in pratica è come se io vivessi un pochino la vita di tutte queste persone. È una ricchezza incredibile che mi arriva attraverso la musica.

Marina: Secondo te, è possibile trovare l'interpretazione migliore?

Federico: Ogni volta che un interprete suona, cerca di far sì che l'idea che ha in quel momento sia la migliore. Ovviamente, è solo la migliore tra quelle che è riuscito a trovare. Non so se è possibile avere un'idea definitiva su una musica. È vero che è già scritta, però il nostro modo di rapportarci con essa è diverso di volta in volta. Anche tenendo conto del nostro rispetto per un pezzo musicale che già esiste - in teoria dovremmo essere noi ad adattarci a quella musica e non quella musica ad adattarsi a noi - è impossibile che noi non diamo qualcosa di noi stessi alla musica. E visto che noi siamo sempre diversi, il nostro rapporto con essa cambierà sempre. Anche i musicisti di novant'anni hanno detto la stessa cosa. Infatti è interessantissimo ascoltare le registrazioni delle stesse musiche di Richter giovane o di Richter vecchio oppure di Horowiz. È proprio bellissimo.

Marina: Nell’interpretazione c'è posto per l'improvvisazione?

Federico: Oggi siamo molto più legati a quella che è la partitura. Invece 80-90 anni fa, e soprattutto nell'Ottocento, tutti i pianisti che si avvicinavano ad una musica in qualche maniera la modificavano. Per esempio Liszt. In quasi tutta la musica che lui ha toccato c'era molto più Liszt rispetto agli altri compositori che suonava. Però, anche rispettando la partitura, c'è un margine di libertà pazzesco. Ovvero, questo è forte, quello è piano. Per interpretare non c'è bisogno che io faccia il contrario, ma semplicemente che mi chieda: quanto è forte? Oppure, quanto è piano?

Marina: Allora ti senti un po' compositore quando interpreti?

Federico: Eh, sì. Questa e' la parte più affascinante. Diciamo che è la parte più creativa di ciò che facciamo, perché il resto è già scritto e finito. Però la nostra scelta di quegli equilibri interni modifica proprio la fisionomia di quella musica, il modo in cui viene percepita dal pubblico. Può far sembrare una frase lunghissima o frazionata. Oppure una frase musicale può sembrare ansiosa o estremamente rilassata. Mantenendo comunque il rispetto di tutto quello che un compositore ha scritto si può gettare una luce diversa sul brano. È come guardare un quadro e mettere la luce a 10 cm e poi spostarla a 1 metro. Vediamo dei dettagli diversi. E non è detto che la luce messa a un metro, che illumina tutto il quadro, sia meglio di una luce a 5 cm, che ci fa vedere benissimo un dettaglio. Sono 2 modi diversi di guardare e ognuno sceglie quello che gli sembra più coerente per quel tipo di opera. E questa è la bellezza dell'interpretazione.

Marina: Come ti prepari prima di uscire sul palcoscenico: preferisci rimanere solo e pensare alla musica?

Federico: Dipende dal giorno, dal tipo del programma che devo suonare, dal tipo di persone con cui posso stare. Sì, magari i minuti prima del concerto preferisco stare da solo e concentrarmi. Per fortuna, per ora non ho troppe regole. Una regola eccessivamente rigida mi darebbe molta più ansia: se poi non posso stare da solo, cosa succede?
Ovvio devo essere molto carico, avere molte energie, essere molto concentrato, però il lavoro ormai l'ho già fatto in tutto il tempo che c'è stato alle spalle. Se ho studiato bene sto relativamente tranquillo. È difficile che qualcosa mi succeda proprio un attimo prima del concerto
.

Marina: E come recuperi le forze dopo un'esibizione?

Federico: Di solito i concerti sono la sera. Se io non ho nessuno nel posto in cui ho suonato, mi piace andare un po' in giro per la città e vederla di notte. Se invece ho qualche amico, si va a cena insieme: facciamo quattro chiacchiere e questo mi piace moltissimo.

Marina: I tuoi compositori preferiti chi sono ?

Federico: È una domanda molto difficile. Tutti i musicisti hanno sempre un po' di difficoltà a rispondere, credo. In realtà, per me, il musicista più bello è proprio quello che scopro al momento. Per esempio ora sto studiando la “Wanderer Fantasie” di Schubert e la Sonata di Liszt, ed essi mi sembrano gli autori più affascinanti e più belli del mondo. Però Bach oppure Mozart sono assolutamente fondamentali per la storia della musica. Ieri ho suonato un po' "Le nozze di Figaro". È veramente geniale tutto quello che ci ha lasciato questo compositore austriaco.
Ma alla fine, perché scegliere? Non c'è bisogno, posso suonarli e ascoltarli tutti. Questo è molto bello.

Marina: Ora quale compositore senti più vicino al tuo stato d'animo?

Federico: Schubert mi piace moltissimo. Dire il perché è veramente difficile. Forse perché all'interno della sua musica descrive una quantità di affetti e di caratteri incredibile. Ultimamente ho studiato molti dei suoi Lieder, che riescono davvero a evocare le espressioni più contrastanti dell'animo umano. Altra peculiarità della sua musica, che mi conquista ogni volta che la ascolto e la suono, è la trasfigurazione spesso rapidissima di sentimenti opposti. Ed è una trasfigurazione che mi lascia pietrificato quando ascolto la sua musica sacra. Schubert stesso dà una splendida descrizione di ciò scrivendo: "Quando volevo cantare l’amore esso si trasformava per me in dolore, e se allora volevo cantare solo il dolore, esso diveniva amore. E così amore e dolore si sono divisi la mia anima." Tutto ciò mi affascina enormemente!

Poi Bach mi piace sempre.

Marina: Se avessi la possibilità di viaggiare nel tempo, con chi dei grandi personaggi storici o dei musicisti del passato vorresti parlare e di cosa?

Federico: Forse andrei a parlare con Liszt. Marina: Non con Bach? Federico: Appunto, ero indeciso. Allora devo scegliere tra uno di questi due. Sarebbe difficile per me chiedere qualcosa a Bach perché rappresenta un universo che mi sembra di non conoscere abbastanza bene. Invece Liszt è stato quello che ha dato inizio al concertismo come lo intendiamo oggi. E sicuramente è un autore che ho approfondito più di Bach. Liszt ha avuto una vita così affascinante ed era un uomo dalla cultura immensa. Proprio la maniera in cui ha vissuto mi affascina un sacco. Vorrei parlare con lui di tante cose, sia della musica sia della vita.

Marina: Il maestro Abbado dirige sempre a memoria: dice che solo così raggiunge perfetta sintonia con l'orchestra. Tu preferisci suonare a memoria o dai la preferenza alle partiture? Oppure per te la presenza delle partiture ha un altro significato?

Federico: Era una delle cose di cui avrei voluto parlate con Liszt, perché da lui in poi il pianista ha cominciato a fare dei concerti interamente a memoria. Liszt è stato il primo a lanciare questa “moda”. Ovviamente comporta un certo rischio, però direi che preferisco suonare a memoria quando posso. È molto meglio. Dà una grande libertà emotiva. Poi è un pretesto che sfrutto per comprendere meglio quello che faccio.

Marina: Hai degli hobby? Cosa ti piace fare quando hai tempo libero, naturalmente se ce l'hai?

Federico: Mi piace correre. Non riesco a farlo spesso, però mi piace molto. Cerco di correre con consapevolezza, provando a capire i tipi di movimento. È una cosa che trovo mi serva molto anche nel mio lavoro, ma è proprio un hobby. Mi piacerebbe farlo bene ma purtroppo ho poco tempo. È faticoso. Se torno tardi a casa poi è difficile alzarmi veramente presto per andare a correre, ma quando riesco lo faccio volentieri.
Mi piace moltissimo guardare film, oppure leggere. Quando sono abbastanza libero scelgo dei film che mi interessano e li guardo con attenzione, riflettendo: i film d'autore italiani, o quelli di Kubrick, rivisti mille volte. Questo assomiglia moltissimo alla ricerca che si fa con la musica.

Poi adoro leggere e leggo molto. Direi che principalmente per ora frequento la letteratura europea e russa dell' Ottocento e del tardo Ottocento. Sicuramente della letteratura russa mi piacciono molto Dostoevskij e Tolstoj, di quella francese Flaubert. E della letteratura italiana non saprei scegliere. Tanti autori mi hanno dato un sacco, sia poeti sia romanzieri. Hanno avuto un legame culturale profondo con i compositori italiani dell'Ottocento. Ovviamente i grandi autori tipo Leopardi e Manzoni sono quelli che ho studiato di più nel mio percorso scolastico e approfondito anche dopo.

Marina: cosa ami in particolare della letteratura russa?

Federico: Mio padre mi ha sempre consigliato i romanzi russi. Avevo cominciato a leggerli molto presto e mi era piaciuto tantissimo. Avevo letto proprio quelli principali, tipo 'Guerra e Pace" di L.Tolstoj, "L'idiota" e "Delitto e castigo" di F.Dostoevskij. Ho potuto confrontarli anche con la letteratura europea dello stesso periodo. Ho potuto capire anche quanta differenza c'era tra quel modo di illustrare i personaggi e il nostro modo europeo di sentirli. È stato bello.

I personaggi russi sono molto complessi, e forse ciò che mi affascina di più di quella letteratura è proprio il modo così variegato di ritrarre le persone. Mi piace quella complessità nascosta dalla semplicità dell'apparenza della vita di tutti i giorni. Spesso sono ritratti personaggi particolari, che hanno esigenze diverse dalle persone normali; guardando però questi individui in maniera non attenta potremmo credere siano persone normalissime: solo lo sguardo penetrante dello scrittore riesce a illuminarli e a leggere tutti i loro contrasti. Contrasti che alla fine sono in ognuno di noi. Ecco, è bellissimo scoprire che in ognuno di noi è nascosto un personaggio di Dostoevskij o di Tolstoj.

Marina: Come riposi?

Federico: Non faccio divisioni tra lavoro e riposo. Se tu "viaggi" in tutti i posti del mondo per esplorare, per la curiosità, non hai davvero bisogno di riposo. In pratica è proprio quello che faccio io studiando. Ogni tanto il riposo ci vuole, però alla fine ti piacciono così tanto i “posti” che visiti che hai voglia di visitarne sempre di nuovi e sempre meglio. Intanto mi piace andare a fare le passeggiate immerso nella bellezza della natura. Questo sicuramente mi fa riposare.

Marina: Ascolti musica? Quale?

Federico: Di solito ascolto la musica classica, però mi piace moltissimo anche il jazz. È una passione abbastanza recente, di 3-4 anni fa. Avevo studiato la storia del jazz per un esame e mi ero appassionato. Di musica leggera ce n'è di brutta, però credo ce ne sia anche moltissima di qualità. Quindi potrei dire che non ascolto molto spesso questo tipo di musica perché è di una semplicità a volte quasi banale e non illuminante, oppure solamente perché non la conosco abbastanza. Penso invece che il jazz mi arricchisca molto.

Marina Nikolaeva/Lucca, maggio 2013

 
 
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